Gioco d'azzardo patologico: ammettere di avere una dipendenza è il primo passo verso la guarigione
Nove frasi per capire se il gioco è una patologia
Ammettere di avere una dipendenza è il primo passo verso la guarigione. Ma è anche il più difficile.
Alcuni di questi possono essere delle semplici affermazioni che, un ossessivo-compulsivo, recita ripetutamente, senza rendersi conto della loro gravità: questo accade anche ai soggetti affetti da dipendenza da gioco d'azzardo.
“Devo assolutamente vincerne una” è una delle frasi che un giocatore patologico pronuncia più spesso: è il sintomo di un umore altalenante, di un'adrenalina che entra in circolo al pensiero della possibile vincita e che diventa una vera e propria droga per il soggetto. E che trasforma l'obiettivo del giocare: dal vincere dei soldi al placare i propri stati malinconici.
“Oggi vinco sicuramente”: un'autoconvinzione che porta il giocatore a credere che ogni giorno, ogni volta e ogni 'trucco' siano quelli giusti. Ignorando che, spesso, il sistema dei giochi è costruito appositamente per rendere basse le possibilità di vincita.
“Ancora una”: sia una vittoria sia una perdita sono un motivo in più per un'altra partita. Si può vincere di più o si può non perdere, la prossima. E si dà così vita a un circolo vizioso pericoloso.
“Voglio almeno recuperare quello che ho perso” è quanto ripete un giocatore che si rende conto di quanto sta economicamente perdendo. E si autoconvince di voler giocare ancora solamente per recuperare quello che ha perso. A costo di 'gettare via' anche l'ultimo centesimo.
“Faccio una giocata sola”: ogni volta che il soggetto si trova dinnanzi a situazioni a cui non può resistere. L'impulso è forte e, neanche a dirlo, la giocata diventa solo la prima di una lunga serie.
“Te li rendo quando vinco” è il pericoloso meccanismo per il quale molti giocatori si sono ritrovati nelle mani di strozzini e malviventi. Perché anche se non ha più fondi monetari, un ossessivo-compulsivo non riuscirà a fermare il bisogno, anche a costo di indebitarsi.
“Ma che ore sono?”. Perché si perde il senso del tempo, della realtà. Non è raro, infatti, che un individuo dipendente dal gioco passi ore, senza rendersi conto, davanti alle slot-machine: fino a che il locale non chiude.
“No, non sono andato a giocare” è la bugia più comune. Che giunge quando la consapevolezza di star trascurando tutto c'è, ma la tentazione di andare a giocare è più forte.
“Smetto quando voglio” è una frase pronunciata per convincere se stessi, più che gli altri. Perché un giocatore dipendente è convinto di avere la situazione sotto controllo, di poter comandare ogni cosa. Ma non si rende conto che, in realtà, è il gioco stesso che sta controllando lui.
(...omissis...)
copia integrale del testo si può trovare al seguente link:
http://www.lasesia.vercelli.it/stories/vercelli/10076_nove_frasi_per_capire_se_il_gioco__una_patologia/
(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.alcolnews.it)