Alcol e auto: cocktail fatale
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Tutti lo sapevano già: bere alcol prima di guidare l'auto è pericoloso. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, un
incidente su tre è dovuto agli alcolici. Ma adesso appare ancora più giusta la nuova norma del Governo sull'alcol, che
impedisce di bere prima di guidare a chi ha la patente da meno di tre anni (la tolleranza zero). Infatti, secondo uno studio
pubblicato sul prestigioso Lancet, l'alcol è la sostanza più pericolosa, addirittura più di eroina e crack. Queste le
conclusioni del professore britannico David Nutt.
Con altri esperti dell'Independent Scientific Committee on Drugs, il professore David Nutt ha condotto un ampio studio,
considerando 20 sostanze che producono dipendenza. Sono state analizzate in base a due categorie: i danni che possono
provocare all'individuo e quelli causati agli altri e alla società (si va dal crimine ai costi per l'economia e la sanità).
Uno studio che ha fatto scalpore, anche perché in Gran Bretagna e l'alcolismo, soprattutto tra i giovanissimi, è una piaga
sociale. Per non parlare dei ragazzi che si ubriacano a ogni festa nei Paesi dell'estremo Nord Europa.
Tantissime polemiche anche in Italia. "No all'uso di droghe, no all'abuso di alcol. Senza se e senza ma, e soprattutto senza
classifiche, più o meno attendibili. In queste poche parole concentrerei lo sconcerto che ho provato leggendo la sintesi
dello studio del professor Nutt pubblicata oggi sulla maggior parte dei quotidiani": lo afferma Lamberto Vallarino Gancia,
presidente di Federvini, la Federazione italiana industriali produttori importatori ed esportatori di vini acquaviti liquori
sciroppi e affini.
Federvini attacca: non da oggi il settore è impegnato a diffondere messaggi forti in tema di lotta a tutti gli abusi ed a
tutti gli usi scorretti dei nostri prodotti, e leggere che ancora si discute se sia meglio brindare tra amici, o celebrare la
nostra tradizione e la nostra cultura enogastronomica che tutto il mondo ci invidia, oppure assumere sostanze illegali,
francamente fa cadere le braccia, se non fosse che ogni persona di buon senso non ha dubbi sulla risposta corretta.
In merito alle conclusioni dello studio effettuato dal professor David Nutt, che equipara il consumo di alcol all'assunzione
di droghe, secondo Lamberto Vallarino Gancia sono sbagliate e inaccettabili, soprattutto per gli effetti sociali a cui
farebbe riferimento l'indagine, e alle perverse conseguenze che ne potrebbero derivare nella percezione dei consumatori,
soprattutto dei più giovani.
E assimilare il consumo di bevande alcoliche con l'assunzione di stupefacenti? Per Federvini è fuorviante, e molto
pericoloso, tanto sotto tutti i punti di vista. "Inoltre, una tale posizione, che fortunatamente rappresenta una visione
molto minoritaria all'interno della comunità scientifica, non tiene in alcun conto la stragrande maggioranza dei consumatori,
che consuma bevande alcoliche in modo socialmente corretto, moderato e responsabile, ma solo una piccola minoranza che ne
abusa".
Poi viene avanzato qualche dubbio sul professor Nutt, che "non sembra nuovo a tali operazioni. Lo scorso anno infatti
l'autore dello studio fu costretto a lasciare il suo ruolo di capo dei consiglieri governativi britannici per affermazioni
dello stesso tipo sulla marijuana, e dopo avere criticato il governo per non aver seguito le sue indicazioni".
C'è anche da dire che la stessa Organizzazione mondiale della sanità (Oms) avrebbe, secondo Federvini, adottato recentemente
una risoluzione in cui si sottolinea che il problema non è l'alcol in sé, ma il suo abuso, ovvero uso scorretto.
Ma cosa dice il ministero della Salute? La riduzione dei danni sanitari e sociali causati dall'alcol è, attualmente, uno dei
più importanti obiettivi di salute pubblica, perseguiti da gran parte degli Stati. In Italia, benché il consumo generale di
bevande alcoliche sia diminuito, il fenomeno dell'alcolismo nei giovani, e più specificamente nella fascia d'età che va dai
12 ai 29 anni, è in netta crescita. Inoltre, per i giovani, l'alcol è la causa del 50% degli 8000 decessi ("attivi e
passivi") per incidenti stradali e della metà dei 170.000 ricoveri e delle 20.000 invalidità permanenti quale conseguenza
evitabile di una guida in stato di ebbrezza.
E bevono di più, fuori pasto e con l'intenzione di ubriacarsi, imitando, magari involontariamente, i protagonisti della
fiction televisiva. È questa la fotografia dei giovani italiani consumatori di alcol scattata dall'Osservatorio su fumo,
alcol e droga (Ossfad) dell'Istituto superiore di sanità che ha affrontato il problema dell'abuso di bevande alcoliche tra la
popolazione giovanile.
Evidentemente, non basta che, da anni, gli esperti mettano in guardia dagli effetti negativi dell'alcol sulla guida. Agisce
su diverse funzioni cerebrali: dalla percezione all'attenzione, dall'elaborazione dei dati alla valutazione della distanza di
sicurezza, della velocità e dei pericoli. Il guaio è che con l'alcol in corpo si tende a sopravvalutare le proprie capacità.
Infatti, chi subisce il colpo di sonno, se ha la fortuna di raccontare quanto accadutogli, spiega che non si aspettava di
addormentarsi per via dell'alcol.
Il tasso alcolemico massimo fissato dal nostro Codice della strada è già di per sé altino: mezzo grammo di alcol per litro di
sangue, che scende a zero per i neopatentati. Premesso che gli effetti variano in base alla persona, al peso, all'abitudine
al bere, in genere i primi effetti negativi si riscontrano con valori di 0,2 g/litro: diviene difficile suddividere
l'attenzione tra due o più fonti di informazioni e nell'interazione con la stanchezza. Con un tasso di 0,5 g/litro il campo
visivo laterale viene compromesso: visione periferica addio. Con un tasso di 0,8 g/litro i sintomi precedenti si aggravano e
viene compromessa anche la capacità di valutazione delle distanze. A tassi superiori, ecco lo scoordinamento dei movimenti.
Il rischio di incidente grave cresce di 380 volte quando il tasso alcolemico è pari o superiore a 1,5 g/l.
Occhio poi all'alcol passivo. Sentite il professor Aldo Ferrara, docente di malattie respiratorie dell'Università di Siena,
nonché presidente dell'associazione no profit Ego-Vai-Q (studia la sicurezza delle auto in relazione alla qualità dell'aria
nell'abitacolo): "Se in un abitacolo ermeticamente chiuso della vettura, un solo occupante ha superato la soglia alcolica dei
2 grammi di alcol per litro di sangue, un altro occupante, ri-respira (fenomeno del re-breathing) l'alcol ventilato dal
bevitore, finendo per assumerlo". Insomma, ci si può inebriare di alcol da un'altra persona, con conseguenze anche per la
guida. Attenti ai passeggeri alticci.