Conseguenze sanitarie e sociali dell'abuso alcolico: parlano il medico e il questore
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«Crimini violenti associati quasi sempre all'alcolismo»
Il questore Iacobone in prima linea: «Ritirato il porto d'arma a chi beve». Mentre il dottor Pancheri avverte: «L'80% degli stupri commessi da ubriachi»
di Luca Marognoli
TRENTO. «Quasi tutti i reati violenti vengono commessi da persone alterate dall'alcol». A dirlo è il questore Giorgio Iacobone, che è impegnato in prima linea nel contrasto alle dipendenze. «Da diverso tempo sto puntando il dito sul fatto che l'abuso di alcol è uno degli aspetti più negativi di questo periodo storico. Sotto tantissime forme: penso alle risse, alla violenza e resistenza a pubblico ufficiale, ai danneggiamenti ai veicoli in sosta, al recente caso di cronaca di una persona salita sui tetti delle auto e a quello del minorenne che ha chiesto aiuto perché la madre era rincasata in stato di ebbrezza e stava danneggiando i mobili dell'abitazione». In alcune zone "calde" ci si rende conto più facilmente del fenomeno: «Nei pressi di piazza Dante e in Santa Maria spesso vediamo persone con in mano la bottiglia di birra o di superalcolici. É diventato uno dei problemi che più ci preoccupano». Una particolare severità è adottata nei confronti di chi viene sorpreso (spesso alla guida) in stato di alterazione alcolica. «Con la stradale effettuiamo controlli per verificare se tali persone siano i possesso di armi. In quel caso viene revocata la licenza: dobbiamo tenere alta la guardia». La violenza in famiglia per abuso di alcol, purtroppo, c'è sempre stata. «Il problema è anche culturale», osserva Iacobone. «Oggi l'ubriacarsi non è più considerato un fatto riprovevole di per sé: è più facile che uno si vergogni da una sala da gioco. Ma voglio rilevare che per il codice penale ogni reato commesso in stato d'ebbrezza è punito alla stessa stregua di uno commesso con lucidità. Se poi uno beve per avere più coraggio nel commettere un reato, questo costituisce un aggravante. Solo in una circostanza non vi è punibilità: l'ubriachezza fortuita che può interessare una persona che sta lavando una botte e viene presa dai fumi dell'alcol. Ma è un caso scolastico».
Roberto Pancheri, responsabile del servizio alcologico dell'Azienda sanitaria cita le statistiche dell'autorevole istituto di ricerca Mario Negri di Milano: gli incidenti stradali dovuti all'alcol sono il 40%, lo stesso gli infortuni sul lavoro, gli omicidi il 50%, i suicidi il 30%, le violenze sessuali tra l'80 e l'88%, le lesioni personali il 78%. «Si tratta di un dato nazionale ma, stante il fatto che beviamo di più, la casistica trentina può solo aumentare», riflette lo specialista. «É chiaro che quando uno perde i freni inibitori, non ha gli stessi comportamenti. Oltre al numero elevatissimo di violenze sessuali, c'è da rilevare il numero, spesso sottaciuto, di rapporti sessuali non proprio volontari a tutti gli effetti, che non essendo protetti hanno come esito, in taluni casi, malattie e gravidanze indesiderate. Questo capita perché il livello di razionalità scende di molto e le scelte non sono del tutto consapevoli. Per prevenire questi fenomeni l'Azienda sanitaria organizza anche dei corsi di educazione affettivo-sessuale». Impressiona la percentuale elevatissima delle lesioni e il dato che un omicidio su due venga perpetrato sotto l'effetto dell'alcol: «É una logica conseguenza: gli omicidi spesso sono commessi per dei raptus di rabbia. I famosi "futili motivi" che innescano le risse fuori dalle discoteche e anche altrove derivano dall'alcol: uno sguardo può essere percepito in modo distorto da chi è ubriaco. Per non parlare delle violenze commesse entro le mura domestiche: anche se le donne denunciano più di un tempo, la maggior parte di esse passano ancora sotto silenzio».
Alcolici, su cento che li bevono in quindici diventano dipendenti
Il dottor Pancheri: «I danni maggiori vengono causati dagli eccessi dei consumatori moderati» In aumento donne e giovani: «Ma sono gli adulti e le lobby ad avere le maggiori responsabilità»
Su 100 persone che iniziano a bere alcolici, 15 finiscono per maturare una dipendenza. Una percentuale «molto alta» - avverte il responsabile del servizio alcologico dell'Azienda sanitaria Roberto Pancheri - «anche se per fortuna l'alcol impiega anni per creare assuefazione». C'è però un altro dato che fa riflettere: «I problemi alcolcorrelati causati dai cosiddetti bevitori moderati sono maggiormente impattanti come costi e quantità sulla collettività che non quelli causati dagli alcolisti». Lo specialista fa un esempio che può sembrare crudo, ma che è certamente concreto: «Prendiamo un ragazzo di 25 anni che quella sera beve 3 birre di più e si schianta in macchina con tre amici a bordo: uno muore, uno finisce in sedia a rotelle, l'altro fa 80 giorni di ospedale e l'altro ancora 30. E non è un modo di vederla tragica perché spesso muoiono tutti e quattro». Che si tratti di un'emergenza sociale non vi è dubbio. Ma come va affrontata? «Se noi dobbiamo aprire una riflessione sul bere, non possiamo limitarci a parlare di quella ristretta fascia di persone che sono gli alcolisti, ma dobbiamo occuparci del bere di tutti». Non solo: «L'Oms dice un'altra cosa importante: il numero di problemi alcolcorrelati in una determinata area è direttamente proporzionale al consumo medio pro capite di alcol in quella stessa comunità. Altro esempio: se a Trento si beve 100, io ho un'attesa di 100 morti di cirrosi, di 100 incidenti stradali, 100 infortuni sul lavoro e così via... Se voglio portare il numero di vittime da 100 a 50, l'unica cosa da fare è dimezzare il consumo medio. Il concetto principale è che la prevenzione deve passare attraverso la riduzione dei consumi».
A rendere quest'opera più ardua subentrano alcune variabili territoriali: «E' chiaro che in Trentino abbiamo una situazione culturale e legata alle tradizioni che non gioca a favore di una riduzione dei consumi e d'altro canto ci sono delle lobby, e non lo dico in senso dispregiativo, i cui interessi non condividono questa visione. Basta vedere il blog di Trentino Wine dopo il trafiletto in cui dicevo che i medici non devono mai consigliare come terapia l'alcol per le coronarie o l'anemia, perché l'Oms spiega che ciò è controindicato. Si chiede addirittura la mia destituzione. Ma ciò vuole dire che si è colpito nel segno...».
Alcuni dati sul tipo di consumo: «I ragazzi bevono prevalentemente birra, i "più anziani" vino e le ragazze cocktail o birra». Tra i bevitori patologici, «le donne sono molto più frequenti di una volta, ma restano una su cinque». La classe di età dove c'è una maggiore concentrazione di casi è la 30-40, ma i giovani dai 20 ai 30 sono in aumento. La responsabilità principale, tuttavia, resta degli adulti: «Non sono i giovani che inventano gli happy hour per vendere alte quantità di alcol, né gli alcopop, le bibite dolci contenenti alcol al 5%. C'è un mondo economico che dietro a questo fenomeno fa profitti».
Molti produttori oggi consigliano di bere poco ma di qualità. Pancheri non condivide questa linea: «Noi seguiamo solo lo slogan dell'Oms: "alcol meno è meglio". Lo diffonderemo il più possibile in aprile, mese dedicato alla prevenzione. Il concetto base è questo: se non bevi nulla non rischi nulla, se bevi tanto, rischi tanto. É sciocco dare degli ordini sui comportamenti altrui, perché questa strategia non ha mai pagato. Noi diciamo solo: scegliete il livello di rischio che volete correre».
(Articolo pubblicato dal CUFRAD sul sito www.alcolnews.it)